Battery Grip per CANON EOS 450D
Considerazioni e istruzioni per l'uso

a cura di Paolo Botton
aggiornato: 22.01.2013


Il Battery Grip è nato come pacco batterie ausiliario per le macchine fotografiche digitali, in grado anche di ripetere i principali pulsanti, del modello di DSLR per cui è stato progettato, e permettere l'uso della fotocamera in posizione verticale.
L'apparecchiatura si inserisce nell'alloggiamento della batteria, dopo aver staccato il coperchietto ed averlo posto in una teca appositamente predisposta.
Si assicura al corpo macchina tramite una vite filettara, sfruttando il punto d'attacco per lo stativo. Il fondo del Battery Grip pressenta a sua volta lo stesso punto d'accatto, in modo da non perdere la possibilità di utilizzare un cavalletto.

Come di vede dall'animazione, le batterie sono inserite all'interno di una slitta che trova posto dentro il corpo del Battery Grip. Risulta evidente che la slitta alloggia due batterie; queste sono collegate in parallelo tra loro ed è noto che tale configurazione ne raddoppia la capacità a parità di tensione erogata. Due batterie da 7,4 Volt 1100mA/h in parallelo, forniranno sempre una tensione di lavoro di 7,4 Volt, ma garantirano una capacità di 2200mA/h.
Questa è una gran cosa per chi si occupa di astrofotografia con la DSLR perché vede raddoppiare il tempo a disposizione in una sessione fotografica, prima di dover sostituire le batterie.
In genere riesco a lavorare quasi sei ore per notte, facendo largo uso della funzione Live View, ribaltameno specchio e ricorrendo a lunghi tempi d'integrazione. Non solo, riesco anche ad avere energia residua per visionare i fotogrammi, relativi istogrammi, scaricarli sul PC e addirittura scattare altre foto per diverse necessità.
In alcuni modelli di Battery Grip è stato aggiunto un piccolo programmatore orario che permette la ripetizione di un determinato numero di scatti secondo sequenze temporali definite, permettendo d'immortalare, ad esempio, lo sbocciare di un fiore o la variazione di luminosità di una stella, senza dover stare attaccati alla macchina per ore.

Non solo, sono aumentati anche gli accessori, con la presenza un telecomando per pilotare lo scatto da remoto (autoscatto) e di una slitta ausiliaria in grado di ospitare 6 batterie ad alta capacità da 1,2 Volt (7,4 Volt in totale, appunto).
Quest'ultimo accessorio è raramente utilizzato, ma torna utile quando i tempi di lavoro si protraggono per tutta la notte o non si vogliano spremere più di quel tanto le batterie. In fatti si può forare per poter collegare i due teminali comuni, positivo e negativo, ad un piccolo alimentatore stabilizzato da campo, in grado di erogare una corrente massima di 1A a 7,4-7,8 Volt alla DSLR, in modo da poter lavorare senza soluzione di continuità anche per una notte intera.
Per questo progetto (nulla di innovativo, se ne trovano a bizzeffe sulla rete) invito a leggere l'articolo che si trova sempre nel menu a tendina DOCUMENTAZIONE.

La scelta, tra il modello base e quello dotato di programmatore orario deve essere ben ponderata perché il prezzo varia di molto ed alcune funzioni della macchina fotografica non sono gestite in modo efficace o efficiente dal programmatore.
Scrivo a ragion veduta.
Ho acquistato il modello con programmatore perché mi piace scattare anche foto naturalistiche, di albe, tramonti e occultazioni lunari, inoltre fornivano in omaggio ben due batterie per la 450D: un'occasione da non perdere.
Se non avessi avuto tali esigenze fotografiche diurne specifiche o non avessi ricevuto una buona offerta dal venditore, avrei optato per il modello più semplice perché in astrofotografia mi avvalgo della posizione BULB con tempi di posa lunghi ed il programmatore del Battery Grip è noto che mal gestisce le sequenze fotografiche con tempi d'esposizione lunghi (secondi) e peggio ancora la modalità BULB dove la situazione si complica ulteriormente quando la funzione di ribaltamento specchio è attiva; praticamente sempre nelle riprese deep-sky - almeno nel mio caso.
Sia chiaro che non sto disincentivando l'acquisto di un modulo completo, in certe situazioni è veramente d'aiuto, sto solo condividendo con la comunità degli astrofili quello che tecnicamente è definito un workaround, una soluzione non indicata nelle istruzioni del Battery Grip per aggirare il problema del programmatore in determinate condizioni d'uso della DSLR.
Dopo aver letto quanto segue, ognuno potrà trarre le proprie considerazioni e decidere come muoversi, nel caso volesse acquistare uno di questi oggetti.

Spiego prima rapidamente come funziona il programmatore degli scatti. Premetto che il soggetto da fotografare deve essere preventivamente messo a fuoco e quindi la funzione Autofocus deve essere disabilitata.
Il sistema dispone di un timer per il tempo di latenza [DELAY] nel formato H:MM:SS che permette di ritardare l'inizio della sequenza programmata (che può essere anche di un solo fotogramma, ovviamente). Ad esempio, se voglio avviare il lavoro di ripresa o scattare una singola foto alle ore 21 e sono le 17, inserisco 4:00:00, quindi premo il tasto di avvio sulla pulsantiera.
Se la DSLR entra in stantby, sarà risvegliata dal Battery Grip qualche secondo prima che il sistema avvii la sequenza impostata.
Il secondo timer [LONG] imposta la durata dello scatto o tempo di scatto in H:MM:SS, ossia per quanto tempo dovrà stare aperto l'otturatore con la DSLR in BULB.
Se si posiziona il selettore di programmazione della fotocamera nelle altre modalità, in cui i tempi di posa sono calcolati dal processore, è necessario inserire nel timer un valore di almeno 1 secondo, diversamente non si avvierà la sequenza!.
Il terzo temporizzatore [INTVL] indica l'intervallo di tempo prima che sia scattata la foto successiva, lo definisco impropriamente tempo interposa.
Tale tempo deve essere almeno pari (spesso maggiore di un buon 10%) al tempo d'integrazione (o posa) perchè deve garantire che la DSLR abbia elaborato e memorizzato correttamente l'immagine appena scattata.
Questa considerazione pone alcuni limiti d'uso, perché è necessario fare qualche calcolo in modo da adattare l'uso del programmatore orario allo scopo fotografico che ci si prefigge.
Con la Canon 450D non posso scattare foto con tempi d'integrazione da 10 secondi ogni due secondi, ad esempio, perch&eagrave; il processore della DSLR, dopo lo scatto, impiega più di due secondi prima di poter scattare il fotogramma successivo...
Queste non sono indicazioni assolute, occorre effettuare delle prove con la propria fotocamera perché i tempi di elaborazione variano anche in funzione della risoluzione impostata.
Ad esempio, con sole immagini RAW, i tempi interposa sono meno dilatati perchè la DSLR non applica elaborazioni pima della memorizzazione sulla SD.
Per inciso, i due timer, una volta programmati, applicano i valori temporali a tutti gli scatti richiesti.
Ed ecco quindi che esiste contatore numerico delle pose N[xxx] che permette di effettuare sino a 999 scatti.
La sequenza durata dello scatto - tempo interposa è iterata fintanto che il programmatore numerico è maggiore di zero.
Fin qui non c'è nulla di anomalo, a parte il sistema peregrino e monolitico di gestione del programmatore; ma cosa accade quando abilito la funzione di ribaltamento specchio?
Il manuale non ne parla, semplicemente non lo prende in considerazione.
La logica mi ha suggerito che, non essendo previsto come opzione di programmazione, fosse gestito (giustamente!) come uno scatto a tutti gli effetti. Di fatto, nelmondo reale, alla prima pressione del taso di scatto, la DSLR mi ribalta lo specchio, e alla seconda pressione mi apre l'otturatore...
Ho quindi inserito quattro scatti nel contatore delle pose, impostato la durata dello scatto in quale intendevo riprendere il soggetto (per la prova, 60 secondi) e inseriti 65 secondi come tempo interposa.
Avviato il programma con il tastino start, il primo scatto della sequenza ha ribaltato lo specchio; dopo 125 secondi (60 + 65), il secondo scatto ha ripreso il soggetto aprendo l'otturatore per 60 secondi riposizionando otturatore e specchio al termine della posa. Trascorsi 65 secondi di attesa, il terzo scatto ha ribaltato lo specchio e 125 secondi più tardi il quarto scatto ha ripreso il soggetto aprendo l'otturatore, quindi ha posto a riposo i due meccanismi dopo 60 secondi.
Quindi, con la funzione di ribaltamento specchio attiva, se devo scattare n foto, devo inserie nel programmatore numerico un valore pari a 2 × n, inserire i secondi di posa nel timer della durata dello scatto, riportando lo stesso valore temporale, incrementato di cira il 10%, nel tempo interposa.
Risulta evidente che questo modo di lavorare con il Battery Grip &egrfave; impropoibile e porta ad allungare a dismisura la la durata delle sessioni fotografiche, sottraendo energia preziosa al pacco batterie riducendone la vita a causa dei continui cicli di scarice-carica (se non si dispone di un alimentatore da campo, come ho suggerito).

Il problema energetico è superabile; quello che mi affligge è il dispendio di tempo, che se buciato in compagnia di un amico di osservazioni ci può stare benissimo, ma che diversamente potrebbe essere sfruttato per effettuare foto su altri soggetti.

E quindi?
A meno di riprese rapide, come le sequenze per immortalare occultazioni lunari in cui i tempi sono limitati, il Battery Grip lo disabilito (levetta in OFF) e lo sfrutto solo come unità di alimentazione a lunga durata, preferendo il mio cavo di scatto remoto, con cui posso controllare i tempi di scatto e decidere in modo arbitrario i tempi interposa, ottimizzando le sessioni di lavoro - specie in inverno.


© Paolo B.
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