Ricerca delle noave
Fotografia a grande campo per la ricerca delle novae

a cura di Paolo Botton
aggiornato: 02.04.2016


La ricerca di novae è tanto poù efficace quanto vasto è il campo fotografato, sorge allora la necessità di utilizzare focali corte che permettano la ripresa di un'area maggiore di quella permessa con la fotografia a fuoto diretto di un telescopio, anche se dotato di un riduttore di focale spinto.
Il sistema più professionale è quello di montare la DSLR in parallelo - o piggy back - sullo strumento, e sfruttare i motori in AR e Dec per effettuare pose, una volta inquadrata l'area di cielo che si vuole fotografare. Con una montatura equatoriale ben allineata si possono fare pose lunghe, se fosse il caso anche con teleobiettivi da 210mm di focale laddove di pensi di inquadrare campi più ristretti.
Spesso non è neppure necessario una perfetta messa a fuoco all'infinito, cosa che capita quando si utilizzino moderne DSLR con anelli di adattamento per sfruttare ottiche recuperate dalle reflex analogiche (quelle a pellicola). Non stiamo cercando la puntiformità delle stelle nel campo, ma un'evidente presenza di un nuovo fenomeno non presente nei cataloghi on-line.
Il sistema più economico, snello e funzionale, che ci permette di essere operativi in pochi minuti, è quello dell'accoppiamento DSLR + stativo.
Chi ha letto le pagine nella sezione DOCUMENTAZIONE ha chiaro il concetto di moto relativo degli astri e che, a parità di arco percorso, una stella prossima all'equatore celeste descriverà una circonferenza più lunga di una prossima al polo.
Da questa constatazione risulta evidente che, per evitare le strisciate e mantenere l'aspetto tondo (non necessariamente puntiforme) delle stelle, occorre ricorrere a tempi d'esposizione tanto più brevi quanto maggiore sarà la focale dell'obbiettivo e quanto minore sarà la declinazione media del campo inquadrato.
Per non sbagliare, conviene prendere in considerazione la stella con declinazione minore che si trova nel nostro campo di ripresa.
La formula che permette di ricavare il tempo limite T di esposizione in secondi è funzione della lunghezza focale F dell'obbiettivo in millimetri e della declinazione δ dell'astro di riferimento:



Se il riferimento sul lato inferiore del fotogramma ha declinazione 45° e l'obiettivo è un classico 50mm, si avrà:
T = 550 ÷ (50 × cos 45) = 550 ÷ (50 × 0,707) = 15 secondi.
Se invece l'obiettivo è un 28mm, cosiderato alla stregua di un grandangolo, si avrà:
T = 550 ÷ (28 × cos 45) = 550 ÷ (28 × 0,707) = 27 secondi.
ossia si potranno scorgere più stelle e anche più deboli di quelle rilevabili con un 50mm, grazie al tempo d'integrazione più lungo.

Dove puntare l'obiettivo?
Secondo le Linee guida della Sezione Novae UAI occorre definire i campi attorno alla Via Lattea ricorrendo alle coordinate galattiche: queste sono comprese fra +/- 15° dall'equatore galattico.
Una volta che individuata l'area da fotografare, qual è il campo inquadrato dalla DSLR, in modo da effettuare verifiche con una carta di confronto, come quelle messe a disposizione dalla AAVSO.
Utilizzando una CANON EOS450D, con obiettivo tarato a 50mm, sfruttando dati e formule esposte nella sezione ATTIVITÀ DI STUDIO E RICERCA, articolo Astrofotofrafia - concetti di astrometria fotografica, si calcola facilmente il campo inquadrabile sul sensore:


Ottenuta la risoluzione in arcosecondi per pixel, funzione della focale, si passa a calcolare i gradi di cielo inquadrabili sui lati del sensore (e quindi del fotogramma).


Questo equivale a 91640,8 ÷ 3600 = 25,45° lungo il lato maggiore.


Questo equivale a 61093,87 ÷ 3600 = 16,97° lungo il lato minore.

Il sensore della CANON EOS 450D copre quindi un'area di cielo pari a 25,45° × 16,97° utilizzando la focale di 50mm.

Conviene sempre effettuare TRE SCATTI per ogni inquadratura, a distanza di una decina di secondi, in modo da verificare che un eventuale fenomeno, classificabile come nova, sia presente su tutti e tre i fotogrammi.
Se occupasse posizioni differenti nei tre scatti potrebbe essere un satellite o qualche altro oggetto costruito dall'uomo.
A meno che non si disponga di mappe dettagliate ed aggiornate che mostrino tutti gli oggetti che appartengono ai vari campi oggetto d'indagine, come stelle variabili, asteroidi, comete, se dai fotogrammi risulta la presenza di una potenziale nova, si rende necessario ripetere l'osservazione e gli scatti nelle due sere successive, per rendersi conto se l'oggetto ha cambiato posizione; in tal caso non si tratta di una nova ed occorrerà effettuare altre indagini - se serve - oppure occorre capire di cosa si tratta.
Se dalle verifiche e confronti fotografici emerge che potrebbe trattarsi di una nova, è possibile contattare il responsabile della Sezione Novae della UAI al mail mirco.villi@fastwebnet.it, oppure l'Osservatorio di Asiago in modo da assicurarsi la paternità dell'eventuale scoperta.
Le riprese devono essere effettuate in formato RAW (eventualmente RAW+L se si vuole anche il jpeg, che però rappresenta un'elaborazione effettuata dalla macchina fotografica), in modo da non perdere alcun dettaglio della posa.
Il formato RAW è visionabile con il software in dotazione, fornito assieme alla macchina fotografica, oppure tramite IRIS o analogo programma di elaborazione delle immagini astronomiche gratuito.
Diversamente dalla fotografia ad alta risoluzione, non si devono effettuare operazioni di elaborazione digitale, per non creare artefatti che potrebbero risultare in falsi positivi, ossia evidenziare novae inesistenti.


© Paolo B.
www.000webhost.com